Innovazioni per una società aperta

ARCHIVIO Eventi Innovazione

Il “Festival del futuro – World Future Forum”, il 16 e 17 novembre a Verona. La voce di Umberto Bertelè

La formazione continua come driver per agganciare le sfide che la rivoluzione digitale ci mette davanti. L’Italia, come paese a forte impronta manifatturiera ma più debole sul piano dei servizi innovativi, deve farsi trovare pronta di fronte ai grandi cambiamenti che impattano sul mondo del lavoro.

 

Umberto Bertelè, professore emerito di Strategia, tra i fondatori del corso di laurea in Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano e presidente degli Osservatori Digital Innovation, sarà tra i protagonisti della prima edizione del Festival del Futuro e speaker della quarta sessione dal titolo “La rivoluzione tecnologico-digitale: implicazioni per il mondo del lavoro”, in programma il 16 novembre alle ore 16 all’auditorium della Fiera di Verona.

 

 

Professor Bertelè, cosa l’ha spinta a prendere parte al Festival del Futuro? In cosa questo evento si differenzia dalle molte iniziative che negli ultimi anni cercano di far chiarezza su orizzonti e scenari futuri?

 

Penso, al di là del cast degli oratori e delle istituzioni che hanno accettato di mettere il loro nome sul programma, che il Festival giochi due carte importanti: evitare le fughe in avanti, guardando al futuro con una forte attenzione ai fenomeni emergenti nel presente, e privilegiare l’interazione trasversale dei fenomeni stessi (economico-finanziari, tecnologici, socio-politici, ecc.) rispetto alla loro verticalità.

 

 

A proposito delle evoluzioni in atto nel mondo del lavoro, in quali settori dovremo attenderci i cambiamenti più significativi? Quali quelli che sono già pronti e quelli, invece, sui quali sarà necessario un ripensamento più significativo?

 

Molti settori hanno già visto grandi cambiamenti, alcuni nel loro business model, altri nell’organizzazione interna. Il settore auto è ad esempio in violenta trasformazione, per l’effetto combinato di diversi fattori: la spinta verso l’auto elettrica, a fronte dei rischi posti dal riscaldamento globale; la spinta verso il car sharing, come risposta alla congestione e all’inquinamento urbano in un contesto mondiale di crescente concentrazione della popolazione nelle città; la presenza sempre più elevata dell’elettronica nell’auto, con le funzioni più diverse (dal self-driving all’intrattenimento, al controllo da remoto finalizzato alla manutenzione), che da un peso del 20% sul costo complessivo a inizio secolo sta “veleggiando” verso il 50%; l’introduzione di sistemi di produzione ad automazione molto elevata (“Industria 4.0”), che allo stesso tempo riducono il numero di addetti e modificano profondamente le caratteristiche del loro lavoro e le competenze necessarie.

 

La previsione è che il numero di posti di lavoro toccato dalla digitalizzazione sarà molto alto: diversi lavori spariranno, altri saranno soggetti a trasformazioni più o meno profonde, altri ancora potranno nascere – come sempre accaduto nel passato e come si spera accada anche questa volta (l’incertezza più forte è sui tempi) – grazie all’emergere di nuove esigenze e alla creazione di nuovi settori. Vi è poi un fattore geo-politico importante: vi sono aree capaci di creare più lavoro nei servizi e negli strumenti per la digitalizzazione, come in primo luogo la California, e altre (a maggior rischio occupazionale) che sono solo acquirenti di tali servizi e strumenti. Bisogna farsi trovare pronti: purtroppo in Italia non siamo brillantissimi su questo e ho i miei dubbi sul fatto che i governi che si sono succeduti negli ultimi anni abbiano dato e stiano dando la giusta importanza a questi cambiamenti epocali.

 

 

Considerando l’impatto delle innovazioni tecnologiche sul mercato, cosa dovranno imparare ad essere e a fare coloro che sono già inseriti nel mercato del lavoro? Quali le competenze sulle quali investire in termini di formazione e sviluppo continuo?

 

Ci sarà chi non riuscirà ad aggiornare le proprie competenze, per altri la formazione continua sarà fondamentale. In molti ambiti poi non basta la conoscenza digitale, bisogna saperla applicare al business, comprendere come la propria attività può cambiare, come scegliere e utilizzare i nuovi servizi a disposizione. In Italia ci sono poche grandi imprese e per questo – a mio avviso – ci dovrebbe essere un maggiore supporto pubblico per stimolare quella moltitudine di imprese che, per la scala ridotta e/o per l’assenza delle competenze necessarie, hanno meno capacità di organizzare in proprio la formazione continua. E dovrebbe crescere anche la disponibilità delle imprese a spendere soldi per la formazione, a considerare le risorse umane un investimento di vitale importanza piuttosto che come un mero costo da minimizzare.

 

 

Come in Italia il mondo della formazione, della scuola e dell’università, stanno preparando o dovrebbero preparare alle professioni del futuro?

 

Io penso che vadano ripensati non solo i contenuti, ma ancor più forse il modo di insegnare, sino dalle prime classi. I ragazzi vivono quotidianamente con strumenti digitali in mano, e la scuola non può ignorarlo se vuole conquistare la loro attenzione. Ci sono esperienze interessanti in giro, come vedo dalle mie esperienze familiari, ma la vita lavorativa molto lunga dei docenti – nelle scuole elementari come nelle università – non facilita questa transizione. Ci sono punti di eccellenza, come si può vedere ad esempio dalle posizioni che alcuni nostri atenei e business school occupano nei ranking mondiali. Ma lo sforzo da fare è elevato, in un contesto di cambiamento continuo, e molte energie devono essere dedicate alla creazione di un sistema diffuso di formazione post-laurea o post-diploma, capace allo stesso tempo di offrire prodotti formativi generali e di mettere a punto prodotti più personalizzati, in grado di rispondere a esigenze specifiche di imprese o gruppi di imprese.

 

 

Il Festival del Futuro è di certo un’occasione preziosa per il mondo della formazione e delle organizzazioni ma, soprattutto, per gli attori e protagonisti di questo tempo: i giovani. Che messaggio può mandare ad un giovane che oggi sta disegnando il proprio futuro professionale?

 

Le risponderò in modo molto sintetico. Il mio suggerimento è: cercare una combinazione soddisfacente fra le proprie passioni e quelle che appaiono essere le tendenze future nella società, vivere in modo attivo l’esperienza di apprendimento e sviluppare la propria creatività.

 

 

Per saperne di più sul festival, il comunicato stampa e il sito ufficiale.