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Il “Festival del futuro – World Future Forum”, il 16 e 17 novembre a Verona. La voce di Barbara Caputo

Intelligenza artificiale e robot nel prossimo futuro avranno sempre più un impatto decisivo sulle nostre vite, rivoluzionando soprattutto il mondo del lavoro. Una trasformazione con conseguenze, in parte, ancora imprevedibili, ma di fronte alla quale bisogna farsi trovare pronti e di cui non si deve avere paura.

 

Barbara Caputo, tra i massimi esperti di questi temi, è professore ordinario al Politecnico di Torino, dove dirige il Laboratorio di Visual e Multimodal Applied Learning (VANDAL) ed è Principal Investigator dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), dove collabora alla definizione delle strategie dell’Istituto sull’Intelligenza Artificiale. Le sue ricerche sono attualmente indirizzate alla costruzione della teoria e degli algoritmi necessari per insegnare ai robot come apprendere autonomamente dal Web. La docente sarà tra i protagonisti della prima edizione del Festival del Futuro e speaker della quarta sessione dal titolo “Orizzonti della scienza: le conquiste più recenti e quelle dei prossimi 20 anni”, in programma il 17 novembre alle ore 16.30 all’auditorium della Fiera di Verona.

 

 

Professoressa Caputo, cosa l’ha spinta a prendere parte al “Festival del futuro”? In cosa questo evento si differenzia dalle molte iniziative che da un po’ di anni cercano di far chiarezza su orizzonti e scenari futuri?

 

Si ragiona molto su questi temi, ci sono tanti momenti di riflessione, ma sarebbe bello se alle parole seguissero più spesso fatti concreti. Nel caso del Festival del Futuro la lista degli speaker è composta da persone di altissima qualità, che hanno dimostrato di avere una visione sui temi trattati, ma soprattutto di saperla tradurre in maniera fattiva con ricadute positive sulla società. Inoltre provengono da campi diversi e questo fa sì che si mescolino diverse competenze con diversi punti di vista.

 

 

All’interno del programma del Festival lei interverrà nella sessione dedicata alle nuove conquiste della scienza e a quelle dei prossimi anni: può darci qualche anticipazione rispetto alla sua visione in tal senso?

 

Quella che viene chiamata Intelligenza Artificiale è una disciplina che esiste sin dagli anni ’60 ma che al tempo era prevalentemente simbolica, consisteva cioè nel creare delle regole che si applicavano poi ai software. Dagli anni ’80 e ’90 siamo passati all’intelligenza guidata dai dati, il data driven machine learning. Si tratta di una grande rivoluzione, come lo fu il nucleare negli anni ’50, un campo della scienza che potrà avere conseguenze che ancora non comprendiamo e che avrà impatti geopolitici immensi: molti stati si stanno già attrezzando, Usa, Cina, Russia, mentre in Europa alcuni stati sono più pronti, altri meno.

 

 

Quali saranno gli impatti che l’innovazione e la tecnologia, come per esempio la robotica, hanno e avranno sul mondo del lavoro?

 

Abbiamo già vissuto un periodo simile al tempo dell’introduzione dell’automazione nelle fabbriche negli anni ’60. A chi mi chiede se dobbiamo avere paura dei robot rispondo sempre: “Voi avete in casa una lavatrice? Ne avete paura? Quello è un robot”. Adesso dobbiamo pensare all’automazione dei dati, al fatto che si possono analizzare velocemente e su larga scala. Ci saranno persone che perderanno il lavoro? Il dibattito è molto sentito, ma posso dire che fino ad ora, laddove è stata applicata l’automazione, i posti di lavoro sono aumentati. Ad esempio con Industria 4.0 le aziende che hanno innovato hanno poi aumentato la produttività e quindi assunto più personale. Non voglio dipingere una terra promessa, servono sicuramente politiche di formazione e riqualificazione importanti. È un cambiamento epocale, se non saremo pronti ad affrontarlo in Italia lo faranno altri.

 

 

Vi sono competenze e caratteristiche personali che rappresentano gli ambiti sui quali investire in termini di formazione e sviluppo continuo? Di quali professionalità l’ambito scientifico del futuro avrà sempre più bisogno?

 

Ogni grande trasformazione ha portato a un vantaggio. Prima delle lavatrici c’erano le lavandaie, un lavoro duro che è stato fortunatamente soppiantato. Ora ci sono fabbriche che producono lavatrici, ci sono aziende che ne producono i componenti, tecnici e rivenditori.

 

Oggi servono persone che sanno leggere i dati. Prendiamo una telecamera che sorveglia un parcheggio: da sola, guidata dal suo algoritmo, potrà poco. Avrà sempre bisogno di un essere umano che le dica quali sono le sagome delle automobili, quali quelle dei posti liberi, quali sono le persone e come si muovono, come interpretarne alcuni gesti in caso succeda qualcosa. Molte compagnie impiegano già persone per annotare i dati, specializzate secondo competenze specifiche e non tutte per forza di natura tecnica o informatica.

 

 

Al Festival saranno presenti attori del mondo della formazione, come Università e anche giovani, i protagonisti di oggi e domani. Ai giovani, quale suggerimento darebbe per prepararsi ai mestieri del futuro in tale ambito?

 

Ai giovani dico che la scienza è cultura e la lingua della scienza è la matematica; dico, inoltre, che oggi lo spazio della creatività è proprio nella scienza e che la ricerca è un atto profondamente creativo. In Italia spesso si identifica la cultura con le materie classiche, ma anche sapere cos’è un bit è cultura. È necessario fare questo passo in avanti.