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Intervista a Valerio Melandri, fondatore del Festival del Fundraising.

 

Martedì 22 Ottobre 2019, nella sede del Sole 24 ORE a Milano, si terrà il Nonprofit Day, l’evento organizzato dall’Associazione Festival del Fundraising in collaborazione con Il Sole 24 ORE rivolto a tutte le figure professionali del settore e a tutti gli studenti universitari che vogliono iniziare una carriera nel Terzo settore.

 

Sono già più di 1000 le persone che si sono iscritte all’evento e che prenderanno parte al programma intenso della giornata, più di 30 i talk e i momenti di confronto su temi caldi come lavoro, comunicazione, management e digital. L’obiettivo è comprendere insieme come innovare e dar nuova linfa al Terzo Settore. Abbiamo rivolto alcune domande al fondatore del Festival, Valerio Melandri.

 

 

Cosa significa innovare il Terzo Settore?

 

Per innovare il Terzo Settore serve innanzitutto una vera mentalità imprenditoriale. Dobbiamo imparare dal mondo profit che si muove con regole diverse e ha più margine di azione e di sviluppo. Il tutto dipende dai nostri board e dai nostri consigli di amministrazione. Nella maggior parte dei casi all’interno dei nostri board vi sono professionisti che vengono dal profit che poi, magicamente, una volta arrivati nel nostro mondo, cambiano mentalità e smettono di investire, di pensare di far crescere e prosperare l’organizzazione, così come fino a poco tempo prima avevano fatto per le imprese profit. Il non profit ha bisogno di buoni manager e di buoni amministratori: dobbiamo rendere le nostre imprese capaci di produrre profitti che, nel nostro caso, andranno reinvestiti e non distribuiti. Occorre, inoltre, capacità di tipo progettuale ed economico, bisogna imparare a fare business plan fatti per bene e a definire piani strategici di sviluppo. Le competenze di management mancano assolutamente in questo mondo. In ultimo, il Terzo settore ha necessità di un nuovo storytelling: dobbiamo iniziare a pensare a una nuova comunicazione, a parole diverse da quelle usate fino ad adesso e a nuovi touch point per incontrare e parlare con la gente.

 

 

Come la tecnologia e l’innovazione stanno impattando sul Terzo Settore? E di quali nuove professionalità c’è bisogno?

 

La tecnologia e l’innovazione impattano sul Terzo Settore in maniera dirompente come in tutti gli altri settori. In particolare, però, ci hanno portati a modificare ed evolvere due ambiti di attività: il fundraising e il peopleraising. Su altri ambiti, noi abbiamo dei vincoli maggiori sotto il profilo etico, perché non possiamo fare tutto soprattutto dobbiamo farlo con la massima trasparenza.

Le figure professionali del fundraiser e del peopleraiser sono in assoluto che hanno goduto dei vantaggi della tecnologia in termini di ottimizzazione e massimizzazione delle proprie attività. Nella nostra attività sono assolutamente strategiche.

 

 

Il mondo della formazione sta preparando le figure professionali delle quali il non profit ha bisogno?

 

Avere una laurea in management non basta per lavorare con efficacia nel mondo del non profit che è più complesso, se non fosse altro perché deve fare i conti con una variabile che in una normale gestione di azienda non è presente, ossia il donatore.

Al contrario chi ha operato o opera nel mondo del non profit e che si è formato quindi a questa complessità, di certo potrà essere spendibile nel mondo profit.

In Italia la maggior parte dei percorsi di formazione non è adeguata; all’estero è già diverso, da anni. Ma nulla è perduto. Si possono ancora fare molte cose in tal senso. Io sono Direttore del Master in Fundraising a Forlì, il primo Master italiano interamente dedicato alla raccolta fondi. Quello che da sempre cerchiamo di farè di garantire ai nostri studenti un’esperienza capace di farli crescere sia come persone che come professionistiAd oggi abbiamo raggiunto risultati eccezionali, con il 94% degli studenti occupati a 6 mesi dal diplomae una community di fundraiser professionisti pronta a sostenersi e a condividere idee e nuovi spunti in ogni momento.

 

 

Quali elementi caratterizzano oggi il talento di chi desidera lavorare nel vostro settore?

 

Il “saper essere” si coniuga con il “saper fare”.  Chi vuole lavorare nel mondo non profit deve avere, quindi, più voglia di andare avanti, più tenacia e resilienza. E soprattutto deve aver scelto e condividere le finalità dei progetti che si mettono in campo.

 

 

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