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WORTH PARTNERSHIP PROJECT

 

  • Ha da poco tempo preso il via la 3° call di WORTH Partnership Project, tra i benefici di cui godono le partnership selezionate in ogni call sono compresi percorsi di coaching e mentoring personalizzato da parte di specialisti ed esperti come te. Prima di addentrarci nell’iniziativa, e nelle attività che all’interno di questa svolgi, ti chiederei di raccontarci il tuo lavoro.

 

Sono un Ricercatore e Industrial Designer, mi occupo principalmente di design management, business development e processi di sviluppo prodotto all’interno del CETMA (Research and Technology Organization). Svolgo attività di accompagnamento d’impresa in progetti di R&S e in servizi di innovazione design-driven, progetti nella maggior parte dei casi finalizzati allo sviluppo di prodotti di nuova generazione mediante servizi avanzati nelle fasi di pianificazione strategica, progettazione concettuale, engineering, prototipazione e tutela. Parallelamente coordino la sezione Design de “Il Giornale dell’Architettura”, curando le rubriche “SOS Design” (Design per l’emergenza) e “Professione Designer”, e scrivo per alcuni magazine nazionali.

 

  • Quali percorsi formativi e professionalizzanti sono propedeutici e utili per poterlo svolgere?

 

Il mio percorso nasce all’interno del Politecnico di Milano, grazie al quale ho beneficiato di una formazione universitaria incentrata sulla progettazione di prodotti industriali. Senza una formazione tecnica è difficile aprirsi con consapevolezza e professionalità a tematiche più estese e trasversali come quelle che abbracciano la gestione d’impresa, l’economia, la sostenibilità ambientale e la comunicazione nel settore delle industrie creative. Per tale ragione consiglio sempre di formarsi nei corsi di laurea in design & engineering per poi spaziare con specializzazioni post-laurea in management, marketing, comunicazione e proprietà intellettuale. Il percorso inverso è quasi sempre improbabile.

 

  • Rispetto alla tua professione, quali gli attuali trend/opportunità professionali? Nuove competenze e nuove capacità derivanti dall’impatto delle nuove tecnologie?

 

La professione del designer è in costante evoluzione. Curo una rubrica su “Il Giornale dell’Architettura” dedicata al tema e intercetto da più fronti la preoccupazione relativa ad una trasformazione digitale del ruolo e delle competenze. Tale preoccupazione è particolarmente sentita da coloro che si sono formati come “product designer” e che ora si ritrovano a dover reinterpretare l’approccio progettuale. Le principali opportunità professionali, a mio avviso, derivano oggi dalle traiettorie imposte dall’Internet of Things, che stanno rivoluzionando gli oggetti da statici a dinamici, da silenziosi a interconnessi, da funzionali a smart. Il designer, in questa tendenza, dovrà assorbire nuove competenze in materia di integrazione di tecnologie, sensori in particolare, e di analisi delle dinamiche di interazione con il mondo fisico (lettura, esperienza, trasmissione, etc.). Se qualcuno vuole approfondire, consiglio vivamente di leggere l’articolo “Saremo tutti fusionisti (tra il sogno e l’aria fritta)“.

 

  • Come hai incontrato Worth? Cosa ti ha spinto a farne parte?

 

WORTH è una meravigliosa opportunità, il più grande incubatore virtuale d’Europa. Sono fiero di farne parte, considero innanzitutto questa esperienza un percorso di formazione personale e non solo una semplice attività professionale incentrata sull’erogazione di competenze ed esperienze a team informali di talenti con idee brillanti. Sono lieto di essere stato il primo italiano a ricoprire il ruolo di mentor. In tutta sincerità, da europeista convinto, la motivazione principale ad impegnarmi in questa avventura è stata quella di riaffermare lo spirito comunitario, la collaborazione tra eccellenze in un campo dove, a livello mondiale, l’Europa ha sempre fatto scuola e attratto studenti e professionisti da tutto il mondo. Vedere gruppi di giovani dialogare sui progetti e sul futuro dell’Unione è la ricompensa più grande, oltre a tutto quello che imparo dalle loro splendide menti e dalla loro straordinaria apertura al bello e all’innovazione.

 

  • All’interno del programma tu sei uno specialista che offre percorsi di mentorship su misura per valorizzare ulteriormente le partnership e promuovere il successo dei progetti. Ci descrivi operativamente il percorso di accompagnamento e in particolare il tuo lavoro e il tuo supporto? In che fase si inserisce all’interno del processo?

 

Un mentor non si sostituisce, ma si affianca. Un mentor non decide per il team, ma accompagna i partner verso la soluzione che rappresenta il compromesso migliore in termini tecnici e di valorizzazione economica. La mentorship viene attivata fin dall’inizio, al fine di creare sintonia relazionale e di obiettivi. Uno degli aspetti che considero rilevanti in questo ruolo è l’intervento in situazioni di conflitto e in alcune situazioni stagnanti che possono compromettere il rispetto della tempistica imposta dalla call. Dal punto di vista tecnico, un mentor deve essere in grado di fornire possibilità e soluzioni derivanti dall’esperienza.

 

  • Quali sono, in base alla tua esperienza, ma anche guardando complessivamente ai risultati che con le varie edizioni Worth sta raggiungendo, i fattori che determinano la buona riuscita delle partnership che si formano e quindi dei progetti che hanno maggiore potenzialità di andare sul mercato?

 

Dal mio punto di vista, il primo fattore di successo è la perseveranza. Tutte le idee hanno un potenziale, molte si arenano perché il fattore “difficoltà” emerge e fagocita il fattore “entusiasmo”. Alla lunga questo tipo di situazione porta il progetto all’insuccesso. La buona riuscita del progetto dipende anche dalla chiarezza dei confini di intervento imposti all’interno delle partnership. Un aspetto di grande rilevanza è la capacità di individuare step di sviluppo/prototipazione raggiungibili, evitando il perseguire soluzioni perfette e definitive che difficilmente potranno essere acquisite nei termini imposti dal progetto.

 

  • Quali i maggiori bisogni, in termini di gap di competenze e conoscenze, rilevi in generale nel tuo lavoro di business developer e, in particolare, che hai rilevato rispetto ai progetti che sono nati in Worth?

 

Negli ultimi anni, come tendo spesso a ripetere nel corso delle mie relazioni, l’aspetto tecnico è stato fortemente ridimensionato rispetto all’aspetto commerciale. Le incognite sul business sembrano essere, per molti team, molto più critiche rispetto alle problematiche di funzionamento del prodotto, con particolare riferimento alle tecnologie integrate. Nell’era di una conoscenza tecnica fortemente condivisa e accelerata da soluzioni ICT, il bisogno principale è essere supportati nell’individuare modelli sostenibili di valorizzazione economica dell’idea. Ho “accompagnato” t-shirt intelligenti, sgabelli e gioielli nella call precedente. Il bisogno principale è stato quello di analizzare i costi di produzione, sviluppare le catene di fornitura e rendere evidente al potenziale consumatore il valore intrinseco del prodotto.

 

  • I trend nel mondo “fashion” a livello economico dichiarano una crescita del settore certamente, ma parlano anche di alcune difficoltà, fra tutte la proprietà del prodotto o l’ascesa di nuovi mercati tanto competitivi. Dal tuo osservatorio privilegiato, quali i più rilevanti trend di innovazione e qual è l’impatto della tecnologia, oggi elemento distintivo anche nell’ambito fashion&lifestyle, sul mondo della formazione e delle professioni?

 

Partiamo dalla “proprietà” del prodotto. Non possiamo immaginare un futuro della moda legato alle logiche di possesso attuali. Se fino a pochi anni fa, il prodotto usato era destinato a fasce di popolazione meno abbienti o a depositi gestiti da organizzazioni religiose e non profit, ora il capo d’abbigliamento sarà soggetto a fenomeni di condivisione, trattamento, recupero che necessariamente prevedranno più passaggi tra fruitori e produttore. Non escludo si arrivi a prodotti a tempo, un po’ come accade nel settore delle calzature antinfortunistica, la cui usura decreta la necessità di sostituzione. La tecnologia monitorerà lo stato di molti prodotti della moda, in particolare in termini di performance. I semilavorati per la moda, dai tessuti alle pelli, saranno sempre più permeati di tecnologia (ad esempio fibre, sensori, filamenti), al punto da renderli parte attiva nell’effetto finale di stile (colori cangianti, illuminazione, etc) e benessere (controllo sudorazione, purificazione aria, furto, etc). Il “fashion tech designer” sarà chiamato ad evolvere la moda, portando l’abito a trasformarsi gradualmente da concetto di stile per coprire e proteggere le nudità a strumento collaborativo per vivere e viaggiare. Il mondo della formazione dovrebbe iniziare a ripensare percorsi che vadano in questa direzione.

 

 

Il WORTH Partnership Project è il progetto finanziato dal programma Cosme dell’Unione Europea che ha lo scopo di favorire lo sviluppo di prodotti innovativi legati al mondo della creatività attraverso la creazione di partnership transnazionali tra designer e PMI. Coinvolge 28 stati (Regno Unito ancora compreso) e altri 11 stati associati al Cosme.

La prima call, della quale racconteremo i vincitori, ha coinvolto 18 paesi europei e ha dato vita a 58 partnership internazionali.

 

Per saperne di più.